Archive for Dicembre, 2007

Umidità

Lunedì, Dicembre 31st, 2007

Quando si dice “tropico”…

lumacone

Il grasso grosso matrimonio boliviano

Lunedì, Dicembre 31st, 2007

Ci sono tre piccole differenze tra un matrimonio italiano e uno boliviano:

  1. L’abbronzatura degli invitati.
  2. Il colore dei vestiti delle signore.
  3. Qui non si mangia, ma si balla la salsa ininterrottamente per 5 o 6 ore.

Qui sotto un’istantanea della festa.

matrimonio a Santa Cruz

Una nativitá particolare

Mercoledì, Dicembre 26th, 2007

Il bello di avere degli amici creativi a cui lasciare in custodia il mio acquario.

Christmas

Caldo Natale

Martedì, Dicembre 25th, 2007

Come già ribadito sugli altri blog, un Buon Natale a tutti dalla Bolivia!

Buon caldo natale

Il fotografo ambulante

Lunedì, Dicembre 24th, 2007

Fotografo di piazza

Nel centro della cittá di Santa Cruz della Sierra si può trovare un vecchio fotografo ambulante.
Questo signore da molti anni presidia la piazza per i locali e per quei pochi turisti che viaggiano attraverso la Bolivia.
Quando lo abbiamo incrociato nel centro della piazza ci siamo fermati e gli abbiamo chiesto quanto costasse una foto.
10 boliviani (un euro) per due copie.
Dopo avergli detto che andava bene per noi è iniziata la meraviglia: ci ha messo in posa, come avveniva piú o meno 100 anni fa, ha scattato (togliendo il tappo dall’obiettivo con un movimento circolare), ha sviluppato il negativo (sempre al buio all’interno della scatoletta di legno), poi l’ha passata nella vaschetta del fissaggio, infine l’ha tolta e l’ha lavata con dell’acqua.

Ci ha mostrato il negativo e velocemente l’ha sistemato davanti alla scatoletta di legno rifotografandolo, poi con lo stesso procedimento di prima (sviluppo e fisaggio sempre all’interno della macchina fotografica) ha prodotto un primo positivo.

Esattamente come nei ritratti di 100 anni fa le nostre pupille sono risultate mosse, perchè proprio come allora, al momento dello scatto i nostri occhi hanno seguito il movimento circolare del tappo.

Noi “giovani” dell’epoca digitale sappiamo ancora meravigliarci per cose così semplici.

Telenovela

Venerdì, Dicembre 21st, 2007

Riassunto delle puntate precedenti.

Dopo soli 3 giorni di viaggio, l’incauto Pro-fumo è stato vittima di insolazione e spassosi problemi intestinali che lo hanno tenuto a casa due lunghi e caldi giorni. Si è consolato guardando i programmi della tv Bahiana, nei quali, ad ogni ora del giorno, discinte signorine ballano la samba ricoperte solo di piume e strass.

Lasciata la splendida Bahia, dopo un’attesa di 10 ore in aeroporto (mentre fuori una rivisitazione del diluvio universale ci faceva temere la fine dei nostri giorni), siamo arrivati all’alba a Rio de Janeiro, pronti a consolarci sulle spiagge più famose del mondo.

Alle 16 del primo giorno, a Copacabana, la seconda caipiroska ci aveva già resi simpaticissimi e ci siamo così meritati il primo “gli italiani sono brava gente” dal barista del chioschetto presso il quale provavamo a darci delle arie.

Il giorno successivo , siamo andati a prendere il sole a Ipanema, la spiaggia più alla moda della città carioca, resa celebre, negli anni ‘60, dalla famosa canzone di bossa nova ”La garota de Ipanema” (trad. La ragazza di Ipanema, della quale vi diamo gustoso assaggio fotografico).

La garota de Ipanema

 Tra modelle rifatte e improvvisati giocatori di calcio sulla riva, l’architetto e la sottoscritta hanno rischiato la morte per annegamento tra le altissime onde oceaniche.

La sera, diligenti turisti, siamo saliti sul Pao de açúcar per ammirare la splendida vista della città e prendere il raffredore causa eccessivo vento.

Pao de açúcar

Dopo tre velocissimi giorni, abbiamo dovuto lasciare la Cidade Maravilhosa alla volta della Bolivia, con uno scalo aereo delirante a San Paolo, dove, dopo 4 ore di coda per passare il servizio immigrazione e un ritardo imprecisato del volo, ci siamo sentiti per la prima volta nel sud del mondo (sguardi complici con gli altri turisti europei, scuotimenti di testa sfiduciati, commenti stupiti sulla disorganizzazione organizzata, la rassegnazione, la corruzione, la stupidità del sistema, il terzo mondo, ecc. ecc.).

Arrivati a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia a notte fonda tra il 19 e il 20 dicembre, insieme a mio fratello e alla sua futura sposa, incontrati anche loro nell’aeroporto più pazzo del mondo, abbiamo dormito e mangiato e dormito ancora fino ad oggi.

La temperatura media è di 30 gradi, l’umidità altissima, il natale alle porte e non siamo nemmeno sicuri di essere stati buoni quest’anno.

Dove siamo

Domenica, Dicembre 16th, 2007

Seconda tappa del viaggio (relax in spiaggia!)

Date a Cesare ció che è di Cesare

Sabato, Dicembre 15th, 2007

Il centro di Salvador de Bahia , nella cidade alta, è un colorato dedalo di stradine che confluiscono nel Largo del Pelourinho (il ¨luogo delle frustate¨, dove, per un-usanza consentita dalla legge fino al 1835, venivano torturati gli schiavi).

La zona del Pelo è stata dichiarata dall´UNESCO, nel 1985, patrimonio dell’umanitá e dal 1993 nell’area sono cominciati grossi lavori di restauro che, oltre a renderla piú agibile, hanno anche permesso ai turisti di impossessarsene.

Tra le stradine tortuose, molte delle quali pedonali, sulle colorate piazze si affacciano numerossime chiese coloniali costruite, nel vero spirito evangelico, sfruttando la manodopera degli schiavi.

Molte delle sfarzose chiese costruite nel XVII secolo hanno la particolaritá di avere una sola torre, per evitare, con la costruzione della seconda, il pagamento della tassa prevista, all’epoca, per tutte le chiese portate a termine.

L’abitudine della chiesa di evitare in ogni modo di pagare le tasse del paese sembra, dunque, avere origini remote ed aver funzionato un po’ ovunque.

Non parlare al conducente

Sabato, Dicembre 15th, 2007

autista di autobus

Gironzolando per la cittá in autobus si notano piccole differenze con l´Italia, come questo cartello posto sopra l´autista che dice ¨Parlate all´autista solo lo stretto necessario¨

Dove siamo?

Mercoledì, Dicembre 12th, 2007

Salvador de Bahia é la prima capitale del Brasile fondata da Tomé de Souza nel 1549 con 400 soldati e 400 coloni. Per un anno vissero in case di fango e paglia e solo nel 1550 eressero un muro difensivo.

Nei decenni successivi venne incoraggiata una guerra culturale, fisica, territoriale e biologica contro gli Indios e numerosi caddero vittima dei Banderantes, gruppi di avventurieri spagnoli vagabondi.

Dopo lo sterminio degli indigeni i coloni iniziarono a importare schiavi africani, assai piú robusti  e resistenti, da utilizzare nelle piantagioni di canna da zucchero.
3,6 milioni di africani sono stati imbarcati per il Brasile, quasi la metá di tutti gli schiavi giunti nel nuovo mondo.

L´esistenza di uno schiavo nella terra dei carioca significava solo sofferenza, brutalitá e umiliazioni, chi riusciva a sopravvivere alla vita nelle piantagioni cercava conforto nella propria religione e nella cultura afro, chi, invece, riusciva a scappare si rifugiava nelle Quilombos, comunitá di schiavi ribelli. Alcune di queste comunitá erano cosí isolate da entrare in contatto con i bianchi solo una decina di anni fa.

Nel 1888 la schiavitú venne abolita, quindi toccó a milioni di europei e giapponesi emigrare in Brasile per occupare altrettanti posti di lavoro abbandonati dagli schiavi.

Dopo la canna da zucchero vennero le piantagioni di caffé, la gomma con altre guerre e movimenti popolari fino a giungere ad oggi, sulla stessa spiaggia dove sbarcó Tomé de Souza piú di 500 anni fa, con un profondo senso di colpa ogni volta che l´uomo con l´innaffiatoio mi bagna i piedi e provo a ringraziarlo con un incerto portoghese “obrigado”.