Dove siamo?

Salvador de Bahia é la prima capitale del Brasile fondata da Tomé de Souza nel 1549 con 400 soldati e 400 coloni. Per un anno vissero in case di fango e paglia e solo nel 1550 eressero un muro difensivo.

Nei decenni successivi venne incoraggiata una guerra culturale, fisica, territoriale e biologica contro gli Indios e numerosi caddero vittima dei Banderantes, gruppi di avventurieri spagnoli vagabondi.

Dopo lo sterminio degli indigeni i coloni iniziarono a importare schiavi africani, assai piú robusti  e resistenti, da utilizzare nelle piantagioni di canna da zucchero.
3,6 milioni di africani sono stati imbarcati per il Brasile, quasi la metá di tutti gli schiavi giunti nel nuovo mondo.

L´esistenza di uno schiavo nella terra dei carioca significava solo sofferenza, brutalitá e umiliazioni, chi riusciva a sopravvivere alla vita nelle piantagioni cercava conforto nella propria religione e nella cultura afro, chi, invece, riusciva a scappare si rifugiava nelle Quilombos, comunitá di schiavi ribelli. Alcune di queste comunitá erano cosí isolate da entrare in contatto con i bianchi solo una decina di anni fa.

Nel 1888 la schiavitú venne abolita, quindi toccó a milioni di europei e giapponesi emigrare in Brasile per occupare altrettanti posti di lavoro abbandonati dagli schiavi.

Dopo la canna da zucchero vennero le piantagioni di caffé, la gomma con altre guerre e movimenti popolari fino a giungere ad oggi, sulla stessa spiaggia dove sbarcó Tomé de Souza piú di 500 anni fa, con un profondo senso di colpa ogni volta che l´uomo con l´innaffiatoio mi bagna i piedi e provo a ringraziarlo con un incerto portoghese “obrigado”.

12 Responses to “Dove siamo?”

  1. frapre

    -appena puoi vai a fare una visita all’ “hospedagem do imigrantes” a sao paulo e capirai che le sofferenze non furono inflitte solo agli schiavi ma anche agli emigrati, in particolare modo ai veneti e friulani, soprattutto a quelli che partirono dopo il “plebiscito truffa” del 1866. non è una gran consolazione il mal comune, ma non può nemmeno essere mezzo gaudio.

    - il termine carioca non usarlo indiscriminatamente molti lo ritengono offensivo… un pò come dire si buana. in effetti deriva dal modo di chiamare la casa del proprietario terriero freitas, da parte degli indigeni sottomessi, questa si trovava dove si trova ancora, ai piedi del corcovado. kara’i oca = casa bianca.

    abbraccio

    frapre

  2. Gianluca

    Qui in Italia conosco un emigrata nata a Salvador de Bahia. Educata da suore tedesche, è molto formale nel porgersi agli altri.Ancora non sono riuscito a convincerla a farmi vedere come balla la samba.
    abbraccio

  3. cleverance

    ciao

  4. ezraz

    que saudade… -e che invidia!-
    bacibà

  5. Daisy the Cat

    Ehi, ma allora siete arrivati sani e salvi… Cominciavo a preoccuparmi… Immaginavo due satolli di San Daniele all’aeroporto di Madrid che perdono l’aereo causa pausetta digestiva…

  6. Dania

    Sani, salvi e giá ustionati :(

    Oggi ci rilassiamo tra le strade del Pelourinho, bevendo vitaminas e cercando’ombra.

    P.s. qualcuno di voi riesce a commentare su Malafemmena?
    Forse il Brasile non ama il mio blog…

  7. frapre

    malafemmena è out of service :(

    frapre

  8. Daisy the Cat

    Confermo. E ci sentiamo orfani…

  9. il.poeta

    La cremina protettiva!!!

  10. Daisy the Cat

    In questo momento, venderei mia madre per essere lì con voi. O anche in qualsiasi altro posto diverso da qua…

  11. ilferocesalamino

    io la regalerei…..

  12. Blimunda

    Qui fa un freddo inuit e la pancia è sempre più enorme, non so più cosa mettermi e me ne rimane sempre un pezzo (che si gela) fuori dal maglione. La parola “invidia” ancora non rende giustizia!

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