Dopo lungo girovagare, festeggiamenti, mare, cibo e sole, è arrivato il momento delle decisioni.
Abbiamo finalmente raggiunto la tappa finale del viaggio, Camocim nella regione del Céara, il 7 gennaio, dopo un’odissea di aerei, bus e strade sterrate, a notte fonda.
Rientrati in Brasile dalla Bolivia, spossati come lo si puó essere solo dopo dilanianti festivitá passate in famiglia, abbiamo passato i primi giorni cercando di ambientarci nel piccolo villaggio, passeggiando, annusando, guardandoci intorno e - solo i piú fortunati- testando le strutture pubbliche.
Dopo aver trascorso piú di un mese in grandi cittá caotiche del Sudamerica (Rio de Janeiro, Salvador de Bahia, Sant Cruz de la Sierra), la tranquillitá del paesello, la sua lentezza e il suo isolamento ci hanno coccolati e confusi, affascinati e spaventati e abbiamo trascorso la prima settimana (vomito e diarrea permettendo) a stupirci, indicare, paragonare, sorridere, sospirare.
Questa tappa del viaggio ha tutta la gravitá della scelta.
Dovrebbe essere questa la sosta a tempo indeterminato e, nonostante i discorsi, i voli pindarici, i progetti, le mille idee, ci ha colti impreparati.
La zona é meravigliosamente ricca di bellezze naturali, di spiagge incontaminate, di dune di sabbia bianca, di vegetazione lussureggiante, ma é anche povera, lontana, difficile. Possiede tutte le potenzialitá che mancano alla vecchia e stanca Italia, ma ha ancora molti disagi che, malgrado tutto, il Belpaese ha da tempo superato.
Il nostro progetto iniziale, nonostante le braccia giovani, la buona volontá e le ambizioni è arduo per la difficoltá dell’investitore a ragionare con piú ampie vedute.
Il “Boss”, italianissimo e danarosissimo, ragiona per profitti e interessi troppo personali e, sebbene dia carta bianca, non concede molta carta scritta.
In parole povere: non ha voglia di fare contratti!
Non adesso, insomma, vedremo…
E senza contratto, qui, dall’altro lato del mondo, sei un immigrato clandestino.
Morale della favola: Dania e Dadevoti si ritroverebbero a essere precari, nonostante il tanto lavoro da fare, dall’altro lato del mondo!
Il destino a volte sa farsi beffe anche dei piú furbi, ma questa volta non ha messo in conto la cosa fondamentale: noi due mezzi cervelli in fuga non abbiamo davvero niente da perdere!
Se le circostanze continuano ad essere avare, continuiamo a conservare lo spirito, folle, ma genuino e l’energia.
L’unica cosa che abbiamo guadagnato negli anni è la capacitá di prendere delle decisioni e, soprattutto, l’umiltá e il coraggio di cambiare idea, tornare sui nostri passi o creare cammini nuovi.
E di una cosa sola siamo davvero maestri: la fuga.
A fine mese ci aspetta un’altra scelta.
Il resto è la solita vita precaria.