La Febbra 2
Sabato, Gennaio 12th, 2008Purtroppo la Dottoressadania é vittima di qualche virus che la obbliga a soggiornare in un caratteristico ospedale pubblico del paese.
¨A da passá la nottata¨
A presto aggiornamenti.
Purtroppo la Dottoressadania é vittima di qualche virus che la obbliga a soggiornare in un caratteristico ospedale pubblico del paese.
¨A da passá la nottata¨
A presto aggiornamenti.
Dopo 21 ore di viaggio, tra taxi scalcinati, aerei e bus, cominci a chiederti se valesse la pena lasciare il tuo caldo piumone per arrivare sull’equatore…
Mio fratello Paolo si è sposato.
Il 29 dicembre 2007, a Santa Cruz de la Sierra, con una temperatura di circa 30 gradi e un’umidità intorno al 100%, ha finalmente fatto entrare Irma nella nostra chiassosa famiglia.
Le cerimonie (prima la religiosa in una chiesa del centro e poi quella civile nel parco del complesso Fabio Andrés), sono state seguite da una lunga festa che ha unito la passione sudamericana per il ballo -e l’alcol a fiumi- con l’amore italiano per la buona cucina -e il buon vino-.
Essendo la Bolivia un paese povero ma godereccio, i giornali preferiscono parlare degli eventi allegri piuttosto che pubblicare lunghissime pagine con i nomi dei freschi defunti.
Di seguito, oltre all’articolo sugli sposini apparso sull’edizione online, le belle immagini dell’evento pubblicate sul principale quotidiano locale El Deber.
Nella foto grande (leggermente modificata per far apparire la testata del giornale, dal momento che siamo privi di scanner), l’architetto e la dottoressa con la di lei famiglia.
Viva gli sposi!
Riassunto delle puntate precedenti.
Dopo soli 3 giorni di viaggio, l’incauto Pro-fumo è stato vittima di insolazione e spassosi problemi intestinali che lo hanno tenuto a casa due lunghi e caldi giorni. Si è consolato guardando i programmi della tv Bahiana, nei quali, ad ogni ora del giorno, discinte signorine ballano la samba ricoperte solo di piume e strass.
Lasciata la splendida Bahia, dopo un’attesa di 10 ore in aeroporto (mentre fuori una rivisitazione del diluvio universale ci faceva temere la fine dei nostri giorni), siamo arrivati all’alba a Rio de Janeiro, pronti a consolarci sulle spiagge più famose del mondo.
Alle 16 del primo giorno, a Copacabana, la seconda caipiroska ci aveva già resi simpaticissimi e ci siamo così meritati il primo “gli italiani sono brava gente” dal barista del chioschetto presso il quale provavamo a darci delle arie.
Il giorno successivo , siamo andati a prendere il sole a Ipanema, la spiaggia più alla moda della città carioca, resa celebre, negli anni ‘60, dalla famosa canzone di bossa nova ”La garota de Ipanema” (trad. La ragazza di Ipanema, della quale vi diamo gustoso assaggio fotografico).
Tra modelle rifatte e improvvisati giocatori di calcio sulla riva, l’architetto e la sottoscritta hanno rischiato la morte per annegamento tra le altissime onde oceaniche.
La sera, diligenti turisti, siamo saliti sul Pao de açúcar per ammirare la splendida vista della città e prendere il raffredore causa eccessivo vento.
Dopo tre velocissimi giorni, abbiamo dovuto lasciare la Cidade Maravilhosa alla volta della Bolivia, con uno scalo aereo delirante a San Paolo, dove, dopo 4 ore di coda per passare il servizio immigrazione e un ritardo imprecisato del volo, ci siamo sentiti per la prima volta nel sud del mondo (sguardi complici con gli altri turisti europei, scuotimenti di testa sfiduciati, commenti stupiti sulla disorganizzazione organizzata, la rassegnazione, la corruzione, la stupidità del sistema, il terzo mondo, ecc. ecc.).
Arrivati a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia a notte fonda tra il 19 e il 20 dicembre, insieme a mio fratello e alla sua futura sposa, incontrati anche loro nell’aeroporto più pazzo del mondo, abbiamo dormito e mangiato e dormito ancora fino ad oggi.
La temperatura media è di 30 gradi, l’umidità altissima, il natale alle porte e non siamo nemmeno sicuri di essere stati buoni quest’anno.
Il centro di Salvador de Bahia , nella cidade alta, è un colorato dedalo di stradine che confluiscono nel Largo del Pelourinho (il ¨luogo delle frustate¨, dove, per un-usanza consentita dalla legge fino al 1835, venivano torturati gli schiavi).
La zona del Pelo è stata dichiarata dall´UNESCO, nel 1985, patrimonio dell’umanitá e dal 1993 nell’area sono cominciati grossi lavori di restauro che, oltre a renderla piú agibile, hanno anche permesso ai turisti di impossessarsene.
Tra le stradine tortuose, molte delle quali pedonali, sulle colorate piazze si affacciano numerossime chiese coloniali costruite, nel vero spirito evangelico, sfruttando la manodopera degli schiavi.
Molte delle sfarzose chiese costruite nel XVII secolo hanno la particolaritá di avere una sola torre, per evitare, con la costruzione della seconda, il pagamento della tassa prevista, all’epoca, per tutte le chiese portate a termine.
L’abitudine della chiesa di evitare in ogni modo di pagare le tasse del paese sembra, dunque, avere origini remote ed aver funzionato un po’ ovunque.
Cibo al chilo, carne ottima, succhi di ogni specie di frutto, acarajé, caffé dolcissimi, agua de coco, gelati…
Adesso capisco come mai, dopo i 30 anni, le splendide donne brasiliane comincino a lievitare.
(E capisco anche come mai il lungomare di Bahia sia pieno di gente che fa jogging e si allena)
Partenza stasera da Venezia per Madrid, per la prima sosta del viaggio tra tapas e churros.
I nostri eroi sono proprio sotto le freccette verdi nella mappa.
Mio fratello sta per sposare una bella ragazza boliviana.
Mamma: -Non ho capito: Irma da chi discende?
Dania: -… dalle scimmie?
Mamma: - Sì, intendevo più nello specifico.
Dania: -Ah! Da scimmie spagnole!