Archive for the ‘tappe del viaggio’ Category

Distanze

Lunedì, Febbraio 18th, 2008

Stazione di Madrid

In quasi tutti i viaggi è prevista una distanza e un tempo per percorrerla.
Queste due distanze ogni viaggiatore le conosce perfettamente, consapevole dell’impegno che richiede nel coprirle.

Avevamo migliaia di chilometri e 2 mesi di tempo per partire e ritornare a casa, potevamo intuire l’impegno e la fatica che ci sarebbero toccati.
Nei lunghi mesi passati tra il tropico e l’equatore non è stato solo il caldo a plasmarci, ma anche il lungo tragitto ci ha cambiato lentamente e profondamente.

Solo al rientro abbiamo scoperto che c’è una terza distanza, la più difficile da coprire.
La ritrovi negli sguardi stupiti degli amici, nelle quotidiane azioni che, dopo il viaggio, assumono un significato diverso. Scopri che il posto in cui siamo ritornati non è esattamente lo stesso che avevamo lasciato.
Piano piano ci siamo accorti che il nostro sguardo è cambiato, le precedenti due distanze ne hanno creata una terza dentro di noi, che ci fa sentire differenti e ci fa vivere la nostra vecchia quotidianità in maniera differente.

Oppure molto più semplicemente dopo 3 mesi e migliaia di chilometri siamo solo invecchiati.

Jericoacoara

Sabato, Gennaio 26th, 2008

Lasciamo questa ridente localitá per spendere i nostri ultimi soldi a Jericoacoara che, come Sw4n, é stata citata dal New York Times che ha inserito la spiaggia tra le prime dieci nel mondo.


Clicca per ingrandire la mappa

Se zoomate abbastanza ci potete vedere sdraiati sulla spiaggia mentre beviamo superalcolici.

Il morale della truppa

Venerdì, Gennaio 18th, 2008

Dopo lungo girovagare, festeggiamenti, mare, cibo e sole, è arrivato il momento delle decisioni.

Abbiamo finalmente raggiunto la tappa finale del viaggio, Camocim nella regione del Céara, il 7 gennaio, dopo un’odissea di aerei, bus e strade sterrate, a notte fonda.

Rientrati in Brasile dalla Bolivia, spossati come lo si puó essere solo dopo dilanianti festivitá passate in famiglia, abbiamo passato i primi giorni cercando di ambientarci nel piccolo villaggio, passeggiando, annusando, guardandoci intorno e - solo i piú fortunati- testando le strutture pubbliche.

Dopo aver trascorso piú di un mese in grandi cittá caotiche del Sudamerica (Rio de Janeiro, Salvador de Bahia, Sant Cruz de la Sierra), la tranquillitá del paesello, la sua lentezza e il suo isolamento ci hanno coccolati e confusi, affascinati e spaventati e abbiamo trascorso la prima settimana (vomito e diarrea permettendo) a stupirci, indicare, paragonare, sorridere, sospirare.

Questa tappa del viaggio ha tutta la gravitá della scelta.

Dovrebbe essere questa la sosta a tempo indeterminato e, nonostante i discorsi, i voli pindarici, i progetti, le mille idee, ci ha colti impreparati.

La zona é meravigliosamente ricca di bellezze naturali, di spiagge incontaminate, di dune di sabbia bianca, di vegetazione lussureggiante, ma é anche povera, lontana, difficile. Possiede tutte le potenzialitá che mancano alla vecchia e stanca Italia, ma ha ancora molti disagi che, malgrado tutto, il Belpaese ha da tempo superato.

Il nostro progetto iniziale, nonostante le braccia giovani, la buona volontá e le ambizioni è arduo per la difficoltá dell’investitore a ragionare con piú ampie vedute.
Il “Boss”, italianissimo e danarosissimo, ragiona per profitti e interessi troppo personali e, sebbene dia carta bianca, non concede molta carta scritta.

In parole povere: non ha voglia di fare contratti!

Non adesso, insomma, vedremo…

E senza contratto, qui, dall’altro lato del mondo, sei un immigrato clandestino.

Morale della favola: Dania e Dadevoti si ritroverebbero a essere precari, nonostante il tanto lavoro da fare, dall’altro lato del mondo!

Il destino a volte sa farsi beffe anche dei piú furbi, ma questa volta non ha messo in conto la cosa fondamentale: noi due mezzi cervelli in fuga non abbiamo davvero niente da perdere!
Se le circostanze continuano ad essere avare, continuiamo a conservare lo spirito, folle, ma genuino e l’energia.

L’unica cosa che abbiamo guadagnato negli anni è la capacitá di prendere delle decisioni e, soprattutto, l’umiltá e il coraggio di cambiare idea, tornare sui nostri passi o creare cammini nuovi.

E di una cosa sola siamo davvero maestri: la fuga.

A fine mese ci aspetta un’altra scelta.

Il resto è la solita vita precaria.

Dalla Bolivia al Brasile

Mercoledì, Gennaio 9th, 2008

Dopo 21 ore di viaggio, tra taxi scalcinati, aerei e bus, cominci a chiederti se valesse la pena lasciare il tuo caldo piumone per arrivare sull’equatore…

Telenovela

Venerdì, Dicembre 21st, 2007

Riassunto delle puntate precedenti.

Dopo soli 3 giorni di viaggio, l’incauto Pro-fumo è stato vittima di insolazione e spassosi problemi intestinali che lo hanno tenuto a casa due lunghi e caldi giorni. Si è consolato guardando i programmi della tv Bahiana, nei quali, ad ogni ora del giorno, discinte signorine ballano la samba ricoperte solo di piume e strass.

Lasciata la splendida Bahia, dopo un’attesa di 10 ore in aeroporto (mentre fuori una rivisitazione del diluvio universale ci faceva temere la fine dei nostri giorni), siamo arrivati all’alba a Rio de Janeiro, pronti a consolarci sulle spiagge più famose del mondo.

Alle 16 del primo giorno, a Copacabana, la seconda caipiroska ci aveva già resi simpaticissimi e ci siamo così meritati il primo “gli italiani sono brava gente” dal barista del chioschetto presso il quale provavamo a darci delle arie.

Il giorno successivo , siamo andati a prendere il sole a Ipanema, la spiaggia più alla moda della città carioca, resa celebre, negli anni ‘60, dalla famosa canzone di bossa nova ”La garota de Ipanema” (trad. La ragazza di Ipanema, della quale vi diamo gustoso assaggio fotografico).

La garota de Ipanema

 Tra modelle rifatte e improvvisati giocatori di calcio sulla riva, l’architetto e la sottoscritta hanno rischiato la morte per annegamento tra le altissime onde oceaniche.

La sera, diligenti turisti, siamo saliti sul Pao de açúcar per ammirare la splendida vista della città e prendere il raffredore causa eccessivo vento.

Pao de açúcar

Dopo tre velocissimi giorni, abbiamo dovuto lasciare la Cidade Maravilhosa alla volta della Bolivia, con uno scalo aereo delirante a San Paolo, dove, dopo 4 ore di coda per passare il servizio immigrazione e un ritardo imprecisato del volo, ci siamo sentiti per la prima volta nel sud del mondo (sguardi complici con gli altri turisti europei, scuotimenti di testa sfiduciati, commenti stupiti sulla disorganizzazione organizzata, la rassegnazione, la corruzione, la stupidità del sistema, il terzo mondo, ecc. ecc.).

Arrivati a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia a notte fonda tra il 19 e il 20 dicembre, insieme a mio fratello e alla sua futura sposa, incontrati anche loro nell’aeroporto più pazzo del mondo, abbiamo dormito e mangiato e dormito ancora fino ad oggi.

La temperatura media è di 30 gradi, l’umidità altissima, il natale alle porte e non siamo nemmeno sicuri di essere stati buoni quest’anno.

Dove siamo

Domenica, Dicembre 16th, 2007

Seconda tappa del viaggio (relax in spiaggia!)

Non parlare al conducente

Sabato, Dicembre 15th, 2007

autista di autobus

Gironzolando per la cittá in autobus si notano piccole differenze con l´Italia, come questo cartello posto sopra l´autista che dice ¨Parlate all´autista solo lo stretto necessario¨

Dove siamo?

Mercoledì, Dicembre 12th, 2007

Salvador de Bahia é la prima capitale del Brasile fondata da Tomé de Souza nel 1549 con 400 soldati e 400 coloni. Per un anno vissero in case di fango e paglia e solo nel 1550 eressero un muro difensivo.

Nei decenni successivi venne incoraggiata una guerra culturale, fisica, territoriale e biologica contro gli Indios e numerosi caddero vittima dei Banderantes, gruppi di avventurieri spagnoli vagabondi.

Dopo lo sterminio degli indigeni i coloni iniziarono a importare schiavi africani, assai piú robusti  e resistenti, da utilizzare nelle piantagioni di canna da zucchero.
3,6 milioni di africani sono stati imbarcati per il Brasile, quasi la metá di tutti gli schiavi giunti nel nuovo mondo.

L´esistenza di uno schiavo nella terra dei carioca significava solo sofferenza, brutalitá e umiliazioni, chi riusciva a sopravvivere alla vita nelle piantagioni cercava conforto nella propria religione e nella cultura afro, chi, invece, riusciva a scappare si rifugiava nelle Quilombos, comunitá di schiavi ribelli. Alcune di queste comunitá erano cosí isolate da entrare in contatto con i bianchi solo una decina di anni fa.

Nel 1888 la schiavitú venne abolita, quindi toccó a milioni di europei e giapponesi emigrare in Brasile per occupare altrettanti posti di lavoro abbandonati dagli schiavi.

Dopo la canna da zucchero vennero le piantagioni di caffé, la gomma con altre guerre e movimenti popolari fino a giungere ad oggi, sulla stessa spiaggia dove sbarcó Tomé de Souza piú di 500 anni fa, con un profondo senso di colpa ogni volta che l´uomo con l´innaffiatoio mi bagna i piedi e provo a ringraziarlo con un incerto portoghese “obrigado”.

Tutti al mare

Martedì, Dicembre 11th, 2007

Oltre ad esse il piú bianco della spiaggia, sono anche piú bianco della spiaggia.

Prima tappa

Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Partenza stasera da Venezia per Madrid, per la prima sosta del viaggio tra tapas e churros.
I nostri eroi sono proprio sotto le freccette verdi nella mappa.